L'impero Bizantino dal 527 al 1461
Il suo atto d'origine può datarsi al 395, quando alla morte di Teodosio l'impero venne diviso in una parte occidentale e in una orientale, oppure al momento della caduta di Roma nel 476, quando Odoacre inviò a Costantinopoli (l'antica Bisanzio, restaurata e ribattezzata da Costantino nel 330) le insegne imperiali. Grazie alla riconquista dell'Italia, dell'Illirico e dell'Africa da parte di Giustiniano (527-565), mantenne aspirazioni di dominio universale.
Con il trascorrere dei secoli l'organizzazione militare, burocratica e il governo autocratico dell'imperatore non ressero alle continue crisi di successione dinastica e alla lenta e inesorabile decadenza della fortuna economica e della potenza navale. Agli inizi del 1400 non restava che la provincia intorno alla capitale e una parte dell'Acaia. Nel 1453 i turchi presero Costantinopoli e nel 1461 anche Trebisonda, ponendo fine alla millenaria storia dell'impero bizantino.
Le monete bizantine
L’inizio della monetazione bizantina viene fatto coincidere con la riforma monetaria del 498 d.C. dell’imperatore romano Anastasio. La moneta d’oro era il solidus da 1/72 di libbra, con i suoi sottomultipli semisse (pari a 1/2 di soldo) e tremisse (pari a 1/3 di soldo), quest'ultimo sempre più diffuso per la crescente carenza di oro. Per quanto riguarda la monetazione in argento, poco utilizzata, venivano prodotti il miliarensis e la siliqua, con un valore di 1/12 ed 1/24 di solidus. La base per la monetazione in bronzo era il nummo, una moneta estremamente piccola (circa 8-10 mm), per cui erano utilizzati suoi multipli, come il follis, pari a 40 nummi.
Questo sistema resisté sostanzialmente immutato fino alla riforma di Carlo Magno.
La nota più sorprendente della monetazione bizantina? Il simbolo dell'euro su pentanummo di Giustiniano I (527-565)