Le più antiche bottigliette mignon sono in vetro con tappi di sughero o sigilli metallici, le più recenti in materiale plastico di vario genere con tappi in plastica o con chiusura in lega metallica e dalle forme più impensabili.
Per la conservazione non occorre prendere precauzioni particolari. Il pericolo maggiore è quello dell’evaporazione per un tappo non perfettamente ermetico.
Per ovviare a questo grave inconveniente uso sistemi tradizionali con l’uso di cera o paraffina o più moderni come una vernice di tipo “flatting” che formi una pellicola protettiva all’aria.
Gli anni ‘70 furono un vero boom.
Le bottigliette mignon erano, forse, l’unico gadget promozionale che un’azienda riusciva a vendere anzichè regalare, facendo al tempo stesso pubblicità e promozione al proprio marchio.
In Italia, un pò per le leggi fiscali e la burocrazia, un pò per gli alti costi di produzione che hanno indotto molte distillerie a cessare la fabbricazione. Le bottigliette mignon sono sparite dal suo mercato naturale, quello dei bar.
La mia collezione di bottiglette mignon, le INTOCCABILI, di alcolici, vini e birre, di produzione italiana ed estera sono circa 1500 e comprende esemplari molto interessanti di aziende che si sono perse nel tempo e non esistono più. Di particolare interesse sono quelle delle aziende fatte per assaggiare con la scritta ”Campione Gratuito” sull’etichetta.
Questo è un hobby che mi permette di fare amicia. Amo il contatto diretto e internet mi permette di parlare con collezionisti di tutta Italia e di ammirarne le fotografie inviatemi per mail.
Non acquisto mai le bottigliette mignon a distanza. Le “mignonnettes” voglio prima vederle , poi acquistarle.
La collezione come forma di investimento? Non fa per me.
La mia è passione collezionismo.
Negli anni 70 c’erano delle bottigliette vendute a prezzi elevati perché definite rare, oggi gli stessi esemplari si possono acquistare per pochi euro.






