LECCE- Caserma Felice TRIZIO - 14 gennaio - 19 giugno 1966
Il giorno 17 marzo lo passeremo a Torre Veneri con ulteriori prove di tiro con il F.A.L. Con noi ci sono, per l’ultima volta, i sergenti Remo Fugagnoli e Franco Munaretto.
Li consideriamo dei genitori. Partendo lasciano un gran vuoto. Per i saluti ci diamo appuntamento in camerata, alle ore 21.
Come ricordo Fugagnoli mi dona le mostrine del cappotto, Munaretto i gradi fuori ordinanza da sergente.
La sera precedente ero di piantone notturno e ho visto il caro Remo Fugagnoli preparare la valigia con i sui effetti. Era commosso. Stava per lasciare la caserma Trizio dove con Munaretto aveva trascorso quattordici mesi della sua vita, lasciava gli ufficiali con cui era cresciuto militarmente e per ultimo noi allievi A.C.S. a corso non ultimato. Gli sembrava di non aver completato il suo dovere di sottufficiale istruttore.

di Giorgio Cicardini
Campo di addestramento
Materdomini
Venerdì 18 marzo 1966. Chiedo al sottotenente Etna il permesso di accompagnare in stazione i due sergenti. Fugagnoli è di Bollate, vicino a Saronno. Era partito per Lecce nel gennaio 1965 con tante morose e nessuna fidanzata. Millecento chilometri di distanza e poche licenze, hanno fatto sì che le fanciulle si siano dileguate. Ora tornava a casa senza più obblighi da assolvere, pronto a tornare di nuovo uno spaccacuori.
Etna mi nega il permesso. Ci salutiamo stringendoci le mani, senza pronunciare parola, con la commozione che ci stringe la gola.
È tempo di addii: il comandante della Caserma Trizio, il tenente-colonnello Grosso ci lascia per nuovi incarichi. Viene sostituito dal tenente-colonnello Nicola Picca.
Gli allievi della Pico (caserma in centro città) del 39° corso A.U.C. e 9° corso A.C.S. lasciano Lecce per nuove destinazioni e pure il sottotenente Etna, a giorni, verrà congedato. Gli regaliamo un accendi-sigari in argento.
Campo di esercitazione Materdomini, a pochi passi dalla caserma Trizio. Esercitazione di squadra con fucile Garand con tromboncino e granata (inattiva) Energa. Il Sergente Galliani (da poco promosso) ha la brillante idea di usare il mio fucile che ovviamente alla fine dell’esercitazione dovrò pulirlo accuratamente. Con Paolino (ora Etna lo chiamiamo così) che è di Parma parliamo di turismo: del lago di Como (Lario), Maggiore (Verbano) e di Lugano (Ceresio), dei laghi di Orta e d’Iseo (Sabino). Gli dico che mio padre è nato a Porlezza sul lago di Lugano, posto di villeggiatura estiva con camping frequentati prevalentemente da olandesi e tedeschi, gli racconto di due alberi secolari: il rogorone vecchio di circa 500 anni, che per coprire la circonferenza ci vogliono 8 persone poste in cerchio mano nella mano e del rogorino vecchio di circa 200 anni. Da ragazzo trascorrevo le vacanze estive nel vecchio mulino di famiglia costruito nel 1861. Affascinato dal mio modo di esporre i luoghi mi assicura che includerà nei suoi giri turistici i laghi lombardi.
23 marzo. Torre Veneri. Tiro con il fucile automatico B.A.R. Sagoma di un mitragliere seduto e due soldati in piedi. Distanza 300 metri: 20 colpi a raffica 13 a bersaglio. Lavori sul Campo di Battaglia con il Tenete Baio. Addestramento ai caposaldi e sui centri di fuoco con tiro incrociato difensivo nell’eventualità di attacco notturno senza conoscere la posizione del nemico.

28 marzo, giorno del congedo di Paolo Etna. Il sottotenete Paolo Etna lascia la caserma con il congedo illimitato. Ho il viso teso e rammaricato: si avvicina il tenente Martello e mi chiede se è morto il parrucchiere. Non capisco la domanda e non afferro il significato. “Vai a tagliare i capelli” mi ordina.
Le mie vittime (dal manuale del caporale)
31 marzo 1966. La bomba a mano. La sesta compagnia si reca a Torre Veneri per il lancio della bomba a mano di tipo offensivo S.R.C.M. Malauguramente 2 allievi per paura o qualcosaltro lasciano cadere la bomba a mano dietro di loro. Vengono ricoverati in ospedale con schegge alla gamba, al braccio e alla schiena. Riunione d’urgenza da parte dei nostri ufficiali, domani il lancio della bomba a mano tocca a noi.

La bomba a mano S.R.C.M. modello 35 (Società Romana di Costruzione Meccaniche) è una bomba di tipo offensivo. Gettata in una postazione nemica o in un bunker produce uno scoppio violento con una luce abbagliante in grado di creare smarrimento e panico nei soldati nemici favorendo gli assaltatori che non essendo esposti alle schegge prodotte dall'esplosione possono colpire con sorpresa e rapidità gli avversari.
La bomba a mano è provvista di un congegno che blocca le masse interne tenendole distanziate fino all'urto sul terreno e deve rendere inattiva la bomba qualora l'urto non sia stato sufficiente a farla scoppiare. Per lanciare la bomba a mano bisogna tenere ferma la cuffia di alluminio ed estrarre con le mani o con i denti la sicura a linguetta. Lanciata la bomba, dopo aver percorso la distanza di 5-10 metri, la cuffia per effetto dell'aria si rovescia estraendo il traversino della sicura automatica unito alla cuffia da una catenina. Le scegge prodotte dall'esplosione sono come dei pezzetti di ferro di piccole dimensioni che infliggono ferite di lieve entità.
La bomba a mano di colorazione rossa sono di tipo operativo mentra quella di colore giallo di tipo fumogeno.
4 aprile 1966 la licenza Pasquale. Sono di guardia alla caserma Trizio. Vengo informato che sono pronti i miei documenti per la licenza di Pasqua: 6 giorni + 2 di viaggio. Partenza da Lecce il giorno 6 alle ore 05,23, arrivo a Bologna alle 18,20, attendere la coincidenza per Milano alle 01.43 del giorno 7 (che coincidenza!!!) arrivo a Milano alle 4,30. Poi a piedi (a questa ora la metropolitana è ancora fuori servizio) fino alla stazione delle Ferrovie Nord Milano in piazza Cadorna, poi primo treno per Saronno.

13 aprile 1966, Il ritorno dalla prima licenza. Lecce, ore 15,05 scendo dal treno e mi avvio direttamente alla caserma Trizio per rilassarmi. Sono il primo a rientrare della 5^ compagnia. Il sergente Galliani mi blocca e mi precetta per la ronda serale. Il terzo soldato di ronda è un aviere prossimo al congedo. Alle ore 20,30 abbiamo un’appuntamento in piazza S.Oronzo con l’ufficiale d’ispezione che non si presenta. Andiamo al cinama. Ci divertiamo un mondo con il film “L’armata Brancaleone” di Monicelli.

14 aprile 1966. Ora che gli allievi hanno lasciato la Pico la guarda alla caserma spetta al militari della Trizio. Infatti sono di guardia. Durante il periodo di riposo faccio due passi nel cortile interno quando si avvicina il tenente-colonnello Grosso “Ohé quando sei tornato?” Ieri pomeriggio rispondo. “ Lo si vede, hai il viso tirato, sei stanco?” " Ho il viso di uno che è tornato dalla licenza e non sa quando potrà tornare di nuovo a casa”. Mi dà una pacca sulla spalla, mi saluta e si allontana.

15 aprile 1966 Torre Veneri. È il giorno della granata Energa lanciata sul bersaglio con il fucile Garand munito di uno speciale tromboncino. Il primo tiro lo effettuo in posizione a terra, il secondo in ginocchio e il terzo con il calcio dell’arma a terra. Chiedo di essere incluso nella squadra per il recupero delle granate inesplose. È una scusa per bagnare le mani nell’acqua di un mare colore verde-azzurro. È una bellissima giornata, distesi in pineta sotto i pini marittimi è come essere in vacanza. Il cielo azzurrissimo è solcato dalle scie dei jet Aermacchi MB 326 di colore arancio, partiti dall'aeroporto militare di Galatina (Lecce) sede della Scuola Volo Basico Iniziale Aviogetti. È un momento indimenticabile.
La sicura a linguetta della prima bomba a mano che ho lanciato
e la bomba a mano S.R,C.M. modello 35
Tromboncino che si applica sulla canna del fucile Garand per il lancio delle granate Energa di tipo esplosivo o perforante con carica cava (immagine in alto).
Questo tipo di granata creava un piccolo foro nella corazza dei blindati sprigionando calore di qualche migliaio di gradi che faceva esplodere il mezzo. (IMG fonte web)
16 aprile 1966, sono un caporale. Cerimonia della consegna dei gradi di caporale per la 5^ e 6^ compagnia e da sergente per gli allievi ufficiali della quarta. A compagnie inquadrate discorso e complimenti del colonnello Slaviero per aver superato brillantemente la prima parte del nostro addestramento. A tre allievi che rappresentano il capo-compagnia, il capo-plotone e il capo-sezione, il tenente-colonnello Picca appunta loro i gradi.
17 aprile 1966. Un giorno speciale. Durante la libera uscita visito la città; Obelisco, Porta Napoli, Duomo, Arcivescovado, Giardini pubblici ..... piazza S.Oronzo. Si avvicinano due ragazze e due ragazzi. I ragazzi non li vedo neppure: la mia attenzione è rivolta alle fanciulle. Una più bella dell’altra. “Caporale! A rivolgermi la parola è un tipetto bruno, piccola, capelli ricci e vaporosi, occhi grandi e scuri, labbra rosse e piene, pelle ambrata. Lineamenti fini, leggermente tondi giusto giusto quel che è giusto. Non parliamo del corpo. Roba da mancare il fiato. L’amica al suo fianco, sorridente e scalpitante è il miglior prodotto lasciato dai normanni che hanno dominato l’Italia del sud. Alta uno e settanta circa, grandi occhi azzurri, capelli biondi leggermente ondulati lunghi a metà schiena, espressione dolcissima, mani lunghe e affusolate, un corpo da ... se vogliamo fare un paragone possiamo dire che Nicole Kidman gli assomiglia. Qual’è la parola magica pronunciata dalla bruna? Gianni Morandi.
Rispondo con sicurezza. “Sì, è atteso a luglio per il servizio militare alla Trizio. Ho buoni rapporti con i marescialli della mia compagnia. Chiederò loro ulteriori informazioni. Poi vi farò sapere.
“Maria” dice la bruna porgendomi la mano. “Nicoletta” dice la bionda con un leggero accento meridionale. "Giorgio” rispondo.
Ci incontreremo qui al Sedile domenica prossima. alle ore 14 L'eventuale mia assenza è dovuta a servizi imprevisti in caserma.
Che Colpo!!! Dai Giorgio non farti scappare questa possibilità d'avere due amiche stupende.
Quando rientro in caserma corro a cercare il maresciallo Perrone per chiedere informazioni precise sull’arrivo alla Trizio di Gianni Morandi. Mi risponde di sì. Che così è stato predisposto.
18 aprile 1966. Il giorno del trinitrotoluene o tritolo o TNT. Continua lo studio serrato, i servizi in caserma e l’uso delle armi da fuoco al poligono di Torre Veneri. Il tenete Baio, ufficiale istruttore precisissimo nell’esporre gli argomenti e severissimo in aula oggi tiene una lezione all’aperto. Ci espone in pratica l’uso del tritolo da lui definito l’esplosivo per “eccellenza”. Ci rassicura che le prossime prove assaltatori “a fuoco” che effettueremo non ci saranno pericoli per la nostra persona. Ci mostra la configurazione e la posizione delle cariche esplosive che farà brillare lungo il percorso tracciato per raggiungere le posizioni nemiche. Il pericolo siamo noi, con le bombe a mano e il moschetto M.A.B.
Continua con la presentazione di vari tipi di mine e la loro collocazione sul campo di battaglia. Infine ci espone come distruggere, con la disintegrazione in caduta verticale di una costruzione grande e solida con il corretto posizionamento di cariche di tritolo, Qualche anno dopo, al telegiornale mostreranno, con l’utilizzo di questa tecnica, l’abbattimento di una palazzo situato in un agglomerato urbano senza creare danni nella zona circostante. Lo presentano come un fatto innovativo. Per me era scontato.
Martedì 19 prova con il bazooka. Il bersaglio sono tre fusti di benzina messi a piramide e riempiti di sabbia. Fallisco il primo tiro. La traiettoria è giusta ma il lancio è corto. L’emozione mi ha tradito. Calcolando la distanza attraverso il sistema di puntamento non ho valutato che i parametri sono in yards e non in metri. Il secondo lancio è perfetto. Colpisco i bidoni che volano via. Ricevo i complimenti dal tenente Martello.
Il bozooka è un'arma a "tubo aperto” azionata elettricamente da un magnete per lanciare proiettili a razzo ad alto esplosivo o nebbiogeni a distanza di circa 150/200 metri, con una celerità di tiro di 10 colpi al minuto. È impiegato contro mezzi corazzati e postazioni ed è servito da 2 uomini: il tiratore e il caricatore.

Il congegno di puntamento ottico a canocchiale.
Sulla lente dell'obiettivo è inciso un reticolo costituito da due linee, una verticale e una orizzontale, con il loro incrocio, il centro dal quale passa l'asse ottico del congegno. Al centro del reticolo sono incisi degli anelli spaziati tra loro in modo da rappresentare aggiustamenti per un bersaglio in movomento alla velocità di 10, 20, 30, 40 miglia orarie, corrispondenti a 18, 36, 52, 72 chilometri orari.
Il congegno di puntamento ottico a canocchiale è l'anima del bazooka.
Torre Veneri. Venedi 22 pomeriggio e sera tiro con la mitragliatrice Breda 37 da una postazione fissa. I colpi vanno a segno con estrema precisione disintegrando le sagome. L’assistente di tiro annota puntigliosamente i punteggi che verranno registrati sulla mia scheda personale.
Mitragliatrice Breda 38 e macchina per caricare i caricatori della mitragliatrice. (Foto effettuata presso il museo delle Armi Moderne di s.Marino)
La BREDA modello 37 era una buona mitragliatrice ma con una autonomia di fuoco limitata a 20 cartucce per caricatore e una bassa celerità di fuoco. È ben difficile immaginare come possa una squadra di mitraglieri operare un tiro efficace se è costretta a fermarsi ripetutamente per ricaricare l’arma. Nel 1938 venne modificata per poter essere alimentata con un caricatore da 24 cartucce. Questo modello di mitragliatrice (BREDA 38) non venne mai assegnata alla fanteria ma montata su carri armati, autoblindo e semoventi. Resta incomprensibile il perché non si fece alcun tentetivo di alimentarla a nastro.
CARATTERISTICHE TECNICHE BREDA 37:
Calibro: 8 mm
Lunghezza totale: 1270 mm
Peso (scarica). 19,500 kg
Peso del treppiede: 18,800 kg
Lunghezza della canna: 600mm
Alimentazione: caricatore a serbatoio da 20 cartucce
Ritmo di tiro pratico: 350 colpi al minuto
Velocità del proiettile alla bocca dell’arma: 791 m/sec
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" Il congedo dei Sergenti". Nel cerchio blu Franco Munaretto e nel cerchio rosso Remo Fugagnoli attorniati da alcuni allievi della 5^ compagnia.