LECCE- Caserma Felice TRIZIO - 14 gennaio - 19 giugno 1966
29 gennaio, il giorno della siringa.
Atto tragico, visi lunghi e pallidi. Tanta paura per nulla. Il dottore solleva la pelle del petto e infila un sottilissimo ago. È tutto così drammatico che c’è un fotografo per ritrarci. Mi misurano l’altezza (179.5 cm) mi pesano (69 kg) mi fanno l’esame del gruppo sanguinio due volte. Sono l’unico allievo della caserma ad avere lo zero negativo. Mi fanno anche una vaccinazione.
Il 4 febbraio il tenente Martello apre l’argomento sull’uso delle armi da guerra. Ci assicura che il corretto utilizzo di armi e proiettili non danno problemi ma è assolutamento vietato giocare, scherzare e puntare un’arma, anche scarica verso qualcuno.
Ci comunica che sabato 12 andremo al poligono di Torre Veneri. Con il Garand spareremo 8 colpi: lo scopo è di regolare l’allineamento del puntamento di mira micrometrico alla nostra percezione visiva del bersaglio, pertanto è necessario conoscere bene la nostra arma. Sulla lavagna disegna il mirino e la tacca di mira, ci mostra la sicura, come caricare l’arma, l’impiego tecnico e gli inconvenienti come lo scatto a vuoto, la mancata estrazione del bossolo, il caricatore che viene espulso al 7° colpo ... Al termine della prima prova di tiro dovremo pulire subito e bene l’arma. Ci mostra come scomporre e ricomporre il fucile. Per tal giorno dobbiamo saperlo fare ad occhi chiusi.
di Giorgio Cicardini
TORRE VENERI che paradiso. Anonimo - VIII battaglione Caserma Pico
Brulla! Secca pianura arsa dal sole, spazzata dal continuo vento di tramontana, spoglia di vegetazione, nuda di qualsiasi strana forma di vita.
La natura purtroppo con te è stata avara perché nulla puoi offrire, nemmeno il desolato paesaggio, troppo silenzioso e monotono.
A pochi passi c'è il mare che, sempre infuriato, aggredisce con rabbia il tuo piccolo e sperduto litorale. La spuma ti investe e la salsedine a poco a poco distrugge la tua vegetazione, già dilaniata dalla furia del vento.
Niente offri a noi, che continuiamo a sfregiarti coi solchi dei carri tra raffiche di mitraglia e rombi di cannone. Muta, tu stai aspettando forse la pace, o ricordando i lontani giorni in cui eri ancora integra e vergine della tua sperduta bellezza.
Più morto che vivo
PUNTAMENTO (mirino all'americana)
1) Mirino - 2) Tacca di mira - 3) Corresponsione mirino contro tacca - 4) dirigere la linea alla bse del centro del mirino.
Poligono di Torre Veneri.
A gruppi di 8 ci dirigiamo alle piazzole per l’esecuzione del tiro da terra, la posizione migliore per sparare e valutare la precisione del tiro.
Sono assistito da caporale maggiore Galliani. Con un cannocchiale valuta i colpi che colpiscono il bersaglio. Dopo i primi quattro apporta una modifica al sistema di puntamento. Ripete l’operazione dopo i successivi quattro colpi. Su 84 punti massimi realizzabili ne ho fatti 24. Sono certo che la mia mira incerta è dovuta al fatto che è la prima volta che sparo con un’arma da guerra. Mi manca la sicurezza e la sensibilità del dito indice sul grilletto: la prossima volta farò meglio. Annullo tutte le modifiche e riporto il sistema micrometrico di puntamento sullo zero.
Mentre con gli automezzi lascio il poligono, vedo il mare in lontananza.
Martedì 8 febbraio: la prima libera uscita. Sono trascorsi 24 giorni dall’inizio del servizio militare e siamo gratificati con la prima libera uscita. Euforici, come cavalli selvaggi che galoppano nella prateria percorriamo la strada che porta al centro città: Piazza San Oronzo, Arena Romana, il Sedile. Questo sarà il punto per qualsiasi incontro o appuntamento.
LA LIBERA USCITA. di Eugenio Cascetta, VIII Battaglione, 1^ Compagnia - Caserma Pico
Suona la libera uscita.
Aspiranti liberi uscenti, a......ttenti!. Fazzoletto tattico, calze tattiche, taglio di capelli tattico, divisa tatticamente in ordine. GRANDE DECIMAZIONE.
I superstiti vanno a divertirsi. Tanti bar ti accolgono (uno solo), tanti bei cinema ti allietano (quattro), la bistecca alla fiorentina /100 grammi) e fatti la corsa che sta suonando la ritirata. Contrappello. Grande battaglia a cuscinate.
Silenzio, tranne i tagliatori di tronchi, dico quei russatori incorreggibili che non si svegliano neppure se li accarezzi con gli anfibi.
La cartolina che raffigura il Sedile spedita a casa nel giorno della mia prima libera uscita
Martedì 15 febbraio. Torniamo al poligono di Torre Veneri per nuove prove di tiro e lavori sul campo di battaglia. L’esercitazione dura tutto il giorno. Al buio, con le sagome di cartone illuminate delle luci abbaglianti dagli autocarri, dai mezzi di trasporto truppe M113 e dai bengala ci esercitiamo al tiro notturno.
I risultati sono piuttosto scadendi.

Allo studio si aggiungono nuove materie come l’impiego delle unità minori carri, mezzi corazzati N.B.C. (prevenzione in caso di attacco di tipo Nucleare, Biologico e Chimico), armamento di bordo, addestramento fisico e al combattimento corpo a corpo.
Nuovi servizi come la sentinella alla caserma (due ore di servizio e quattro di riposo), servizio di guardia alla porta carraia (entrata e uscita automezzi, carri M47, M36 e M113), servizio mensa, servizio tavola, caporale di giornata, picchetto armato, ronda in città e servizio di difesa della caserma.
A fine giornata sono così stanco da rinunciare alla libera uscita serale.
22 febbraio prova di tiro con il M.A.B. (Moschetto Automatico Beretta).
Il sottotenente Paolino Etna ci illustra l’arma. Ci insegna a smontarla, pulirla e rimontarla. La impugnamo e ci sensibilizziamo sull’uso del doppio grilletto. Dice che è un’arma traditrice a causa della canna corta e ci intima di puntarla sempre verso bersaglio e di non girarci mai, per nessun motivo. Racconta di un allievo A.U.C. a cui si era inceppata l’arma, nel girarsi, il movimento aveva riattivato l’uso del moschetto e in un’istante uccise un ufficiale e sette suoi commilitoni.
Questa volta le sagome bersaglio sono a pochi metri dal mare. La prima prova consiste in cinque tiri a colpo singolo. Sono il primo allievo della compagnia a far fuoco. Colpisco 3 volte il centro del bersaglio e 2 volte l’area adiacente per un totale di 18 punti su 20. La seconda prova consiste nello sparare 10 colpi a raffica con l’arma al fianco. Con raffiche brevi colpisco la sagoma 5 volte. Un ottimo risultato.
Moschetto Automatico Beretta Modello 4 (M.A.B.)
Questo modello è la modifica del moschetto automatico modello 38/44, e presenta la novità della sicura passante concepita per bloccare l'otturatore in posizione chiusa o aperta. In uso nell'Esercito Italiano dal 1956 il M.A.B. Mod. 4 è un'ottima arma di grande affidabilità, qualità e precisione. Il proiettile calibro 9, con la testa leggermente arrotondata risulta altamente letale. Per sparare bisogna premere la sicura a pressione.
Caratteristiche tecniche:
Calibro: 9 mm Parabellum
Funzionamento: blow back, semiautomatico o a "raffica" Caricatore: 40 colpi o 20 colpi
Peso, con caricatore vuoto: Kg. 4,200 circa.
Lunghezza totale: 95 cm. Lunghezza canna: 32 cm. Rigatura: 6 righe destrorse
Organi di mira: mirino a lama; tacca di mira a V
Velocità iniziale del proiettile alla bocca: 400 m/sec. circa.
Cadenza di tiro: 600 colpi/minuto circa
IL POLIGONO DI TIRO DI TORRE VENERI
È una zona a nord di S.Cataldo, a pochi chilometri da Lecce, si tratta una grande area bagnata dal mare, una terra strana, brulla in alcuni punti con piante esotiche, metà terra e metà roccia, in altri punti ci sono delle paludi o meglio del terreno impermeabile, in altri delle pinete. Sembra una grande distesa piatta, invece è ricca di avallamenti. Mi avvicino alla torre che dà il nome al poligono. È situata a pochi metri dal mare, ha una forma quasi cubica di circa 4 metri per lato e un’altezza di circa 5 metri. Ci sono delle piccole finestrelle sbarrate da un’inferiata a forma di croce e una porta d’accesso, in legno. La guardo dal basso verso l’alto, è un gigante di sassi che il mare quando è in burrasca le bagna i piedi, mentre la pioggia e il forte vento di tramontana la tengono pulita. Ci poniamo una domanda: a che serviva? Era una torre di avvistamento? Troppo bassa e senza punto di guardia. E allora? Si dice che da qui, in una posizione sopraelevata di qualche metro dal mare, in una giornata limpida si possono vedere i monti dell’Albania.
Due giorni dopo torniamo al poligono per una prova notturna di tiro con il M.A.B. 10 colpi a raffica con l’arma al fianco su un bersaglio posto a 50 metri. Tutti i proiettili vanno a vuoto. Cambio il caricatore, avanzo camminando: altri 10 colpi a raffica: colpisco il bersaglio 3 volte. Ennesimo cambio del caricatore: altre brevi raffiche e colpisco il bersaglio 4 volte.
Chi ha finito la prova di tiro corre a prendere il caffè bollente con una bustina di cognac prodotta dalle Distillerie Sperimentali dell’Esercito distribuite dal servizio ristoro e via di corsa nella pineta a sorseggiare le gradite bevande.
Sul poligono di tiro il buio scende rapidamente. Le uniche luci sono sempre quelle degli automezzi militari. Mi stendo sotto pini marittimi le cui fronde unendosi fanno capanna. Tra i rami scorgo la luna che delizia il riposo del guerriero rotto dal rumore delle raffiche dei M.A.B. e dai bagliori rossastri che escono dalle canne delle armi.
Uscendo dall’area di tiro vedo una targa commemorativa con la scritta: DEDICATO AI CADUTI A.U.C. DEL 27° CORSO.
Pulitura Ordinaria.
Si esegue tutte le volte che l'arma è stata usata e fatta frequentemente e accuratamente per controllare il regolare funzionamento dell'arma. Per pulirla si adoperano stracci di tela morbida e canapa con petrolio, olio e vaselina.
La scomposizione per la pulizia è limitata all'otturatore, e la molla ricupulatrice.
Tutti gli altri interventi vengono eseguiti dall'armaiolo.
27 febbraio 1966. Giorno del giuramento alla nazione.
Presentiamo le armi alla bandiera di guerra del IX battaglione: è sgualcita, bucata, strappata, con tracce di bruciature. Mentre il portabandiera sfila, la banda militare suona l’inno di Mameli.
Al grido “GIURO” le mani destre con il guanto bianco di tutti gli allievi si alzano contemporaneamente, dall’alto della palazzina comando si ode una raffica di 5 secondi prodotta da quattro mitragliatrici Browning 12.7
Finita la cerimonia, mentre i tanti parenti (di pochi allievi) commossi abbracciano i propri figli e nipoti il buon Giorgio Cicardini corre per prestare il servizio tavola per il pranzo di questo fausto giorno.

Durante la libera uscita del pomeriggio ragazzi e ragazze dai 15 ai 25 anni ci chiedono se è vero che a luglio, alla Trizio, verrà a fare il servizio militare Gianni Morandi. Rispondo di non sapere nulla, poi per levarmeli di dosso rapidamente rispondo a tutti di sì .
Il giorno del Maresciallo.
È un sabato mattina. Siamo inquadrati per dirigerci alla sala mensa per il pranzo quando si avvicina il maresciallo Macrì.
“Cerco un volontario cinese per la guerra del Vietnam! Chi è disponibile faccia un passo avanti.”
Nessuno si muove. Era abitudine del maresciallo fare richieste come “chi di voi sa usare la macchina per scrivere...” Gli incauti che si facevano avanti finivano per fare dei servizi poco edificanti. Nessuno cadeva più nel tranello.
“Comandi” esco dalle righe e mi metto a disposizione del maresciallo Macrì. Per il pomeriggio mi viene affidato l’incarico di pulire gli uffici degli ufficiali. Faccio di più. Pulisco anche le scrivanie dei sottufficiali. La mia disponibilità è gradita dai marescialli Macrì, Perrone, Spina, che a ben vedere, nell’esercizio della compagnia, ne sanno e possono di più degli ufficiali.
Studio, esercitazione, poligono di tiro, servizi in caserma con tempi sempre più serrati. Le lezioni che perdo quando sono di servizio devo recuperarle nelle ore libere. Questo significa meno ore di riposo e rinuncia a qualche libera uscita.
10 marzo piove a dirotto. Andiamo alle prove di tiro a Torre Veneri con il fucile automatico F.A.L. MB 59 (fucile automatico leggero prodotto dalla Beretta) che sarà la nostra arma standard per il combattimento. È la versione automatica del fucile Garand: lo trovo pesante e tecnicamente superato. Una soluzione provvisoria in attesa di nuove armi automatiche.
Prima di arrivare al poligono la pioggia ha smesso di cadere, ma il terreno è fangoso. Penso alla tuta mimetica e agli scarponi anfibi che, a fine esercitazione, andranno puliti bene, molto bene.
Alla prima prova di tiro, con un caricatore da 8 colpi, tiro singolo, con il bersaglio posto a 100 metri realizzo 21 punti su 32. Di notte, con le sagome poste a 50 metri, illuminate dai bengala e dalle luci degli automezzi colpisco il bersaglio 10 volte su 10 colpi e a raffica 5 volte con 10 colpi. Il capitano Merlino, capitano della V^ compagnia dice che ho gli occhi di gatto.
Altre lezioni teoriche per conoscere le caratteristiche del fucile automatico B.A.R (Browning Automatic Rifle) arma della seconda guerra mondiale e la mitragliatrice Browning 12,7, arma validissima per il tiro da terra e posta sulle torrette dei carri armati e del mezzo anfibio per il trasporto truppe e combattimento M113.
La mia capacità con le armi da fuoco è in continuo miglioramento.
Con il B.A.R. bersaglio a 200 metri, 10 colpi a tiro singolo 26 punti, 10 colpi a raffica 16 punti, 20 colpi a raffica su sagone fisse, 10 proiettili a bersaglio.
Con la Browning 12,7 posta sul mezzo M113, bersaglio a 200 metri, 5 tiri singoli 8 punti, 15 colpi a raffica 9 punti. Il grosso calibro dei proiettili sbriciolano i bersagli e solcano l’aria con un sibilo violentissimo. Trapassato il bersaglio cadono in mare sollevano sbuffi d’acqua, o di sabbia quando finiscono sulla spiaggia. I proiettili traccianti che colpiscono le pietre li vedo schizzare via a folle velocità accompagnati da un fischio sottilissimo e acuto.
(Disegni estratti dal Manuale del Caporale)
(disegno estratto dal Manuale del Caporale)
Quando sparai con il B.A.R, arma della seconda guerra mondiale, pur essendo un fucile mitragliatore robusto ed affidabile, era già obsoleto per la scarsa celerità di tiro e per il peso eccessivo. Si tratta di un'arma automatica a sottrazione di gas con canna non rinculante a 4 righe destrorse con la possibilità di tiro a raffiche con cadenza normale o lenta e a tiro singolo. L'alimentazione è verticale dal basso verso l'alto con un caricatore ad astuccio di 20 cartucce, privo di avviso di caricatore vuoto. Dispone di un bipiede allungabile, con pattini e di un appoggio posteriore sopra la spalla mediante il falso calciolo ripiegabile in metallo. L'arma ha un calibro 7,62 mm (0.30") ed utilizza la stessa cartuccia del fucile Garand. Il peso totale è di 8.850 kg per una lunghezza totale di 1210 mm. La cadenza era di circa 400 colpi al minuto. In realtà, in un minuto di tiro mirato, si riescono a sparare 4 caricatori da 20 cartucce.
Mitraglitrice Browing 12,7 mm (0,50")
Caratteristiche Tecniche.
È un'arma di notevole potenza e ottimo funzionamento con possibilità di tiro continuo e intermittente. Viene alimentata con un caricatore a nastro metallico a maglie scomponibili fino a 265 cartuccie. La canna è solcata da 8 righe con andamento destrorso, a passo costante. Non ha la sicurezza a mano, ma solo automatica. L'arma, per i reparti fucilieri era montata sui mezzi trasporto truppa e combattimento M113 ed era comandata dal quarto assaltatore con la funzione di copertura dei compagni.
Dati Nunerici:
Calibro: 12,76 mm (0,30")
Velocità di uscita del proiettile dalla canna: 900 m/s
Passo della rigatura: 381 mm
Alzo graduato in yards: da 100 a 2600 (2480 metri circa)
Peso totale dell'arma: 38 kg.
Peso della canna: 12.7 kg
Lunghezza dell'arma:
166 cm
Celerità di tiro: 600 colpi al minuto
Celerità di tiro pratica: 400 colpi minuto
Gittata Massima: 6.600 metri circa
La mitragliatrice Browing 12,7 era l'arma standard per i mezzi corazzati e meccanizzati degli eserciti di tutto il mondo. Pur sparando "solo" 7/8 colpi al secondo il cono di fuoco prodotto dai proiettili perforanti e traccianti causavano danni gravi a mezzi blindati e a postazioni difensive.
Immagine da bullo mentre brandeggio una Brownig 12,7 dalla torretta di un carro armato M47
a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecc
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