21 luglio 1966 da qui al congedo
Caserma Bligny, Savona
89° Reggimento Fanteria "Salerno” C.A.R. XIII compagnia
di Giorgio Cicardini
21 luglio 1966.
Prima di caricare i bagagli sugli autocarri che ci porteranno in stazione, salutiamo i nostri compagni che rimarranno alla Revelli e quelli destinati a Pieve di Teco, un borgo antico con tracce medioevali, situato tra Taggia e Imperia che verranno accompagnati direttamente con un mezzo militare. Dopo un mese di sacrifici, dolori e gioie ci lasciamo con un abbraccio, poche parole e un “ci vediamo”.
Silenziosamente saliamo sul treno che ci porterà ai reparti. I primi a scendere sono gli A.C.S. che completeranno la ferma ad Imperia. Non sono contenti. Lì c’è il comando dell’ 89° Reggimento. Temono che la disciplina sia rigorosa.
Poi è il turno di chi è destinato a Diano Castello che è qualche chilometro all’interno della riviera. Non è il posto ideale per chi vuole divertirsi durante il servizio militare ma non è neanche male. Successivamente scendono gli A.C.S. con destinazione Albenga. Città turistica e balneare di primordine con la caserma a pochi metri dal mare. Una pacchia. Forza ragazzi, datevi da fare.
Sulla carrozza siamo rimasti noi dieci destinati al 4° battaglione: quattro A.C.S. alla 13^, tre alla 14^ e tre alla 15^ compagnia. Dopo un viaggio durato ben tre ore il treno si ferma alla stazione di Savona. Scendiamo con i nostri valigioni. Ad aspettarci c’è un sergente che ci saluta con un sorriso. Due soldati ci aiutano a caricare i bagagli su un automezzo. In pochi minuti arriviamo alla caserma Bligny località Savona-Legino, dove presteremo servizio fino al giorno del congedo.
Durante il viaggio, il sergente dice che ci aspettavano da tempo e con impazienza. Dopo il congedo dei sergenti anziani mancano dei comandanti di squadra e chi è rimasto ha dovuto caricarsi sulle spalle una serie ininterrotta di servizi di compagnia, caserma e distretto. Adesso tocca a noi.
Dislocazione delle caserme
dell'89° Reggimento Fanteria
Caserma Bligny. Siamo attesi dal capitano comandante della compagnia XIII compagnia. Dopo un breve discorso ad ognuno assegna il comando di una squadra. La mia è la 9^, secondo plotone composta da 20 uomini. Si congeda scusandosi per la fretta; ha ancora parecchie cose da fare.
Sabato 23 luglio è il giorno del giuranento delle reclute.
Dopo questa frettolosa presentazione il sergente ci accompagna al magazzino dove è pronto il corredo di coperte, lenzuola, cuscino e federa. Lo seguiamo nelle camerate dove ad ognuno assegna il posto letto: la branda superiore di un letto a castello a due piani a lato del corridoio. Da lì, carta e penna, scrivo una lettera a casa informando del mio nuovo reparto e chiedendo soldi per la mia sopravvivenza. Posso dire, con soddisfazione, di sentirmi parte di un reggimento dell'esercito Italiano.
23 luglio, il giorno del giuramento delle reclute

"Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana ed al suo Capo, di osservare fedelmente le leggi e di adempiere tutti i doveri del mio Stato al solo scopo del bene della Patria ... LO GIURO!

La giornata si svolge nel migliore dei modi. È una grande festa. Il pranzo è ottimo e abbondante: antipasto, pasta al forno, pollo e carne arrosto, formaggio, dolce, frutta, biscotti, spumante.
Il pomeriggio libera uscita per tutti. Con i miei tre compagni di naja: Renato Donghi di Cesano Maderno (MI), Alessandro Guerrini (Firenze) e Angelo Riboldi di Paderno Dugnano (MI) visitiamo il centro di Savona e il porto.
Al mio ritorno in caserma mi aspetta l'avviso del mio primo servizio di compagnia, il sergente di giornata, una mansione che spetta ai sergenti e ai caporali maggiori AC.S.
Si tratta di un servizio determinante per il buon andamento dell'intera compagnia. Si va dall'assistenza colazione e mensa, contrappello serale, controllo alla vigilanza notturna, sveglia mattutina, alzabandiera, adunate, verifica ordine camerate, pulizia della palazzina e dei servizi igienici. Tutto deve essere fatto, sempre, con un leggero anticipo sui tempi, un ritardo potrebbe diventare pernicioso per il rispetto dei programmi della giornata.
Vista aerea della caserma Bligny- img fonte web
Caserma Bligny in una cartolina illustrata
IL REGGIMENTO
L'89° Reggimento Fanteria, fondato il 1° novembre 1884 a Bologna, costituì con il 90° la Brigata "Salerno" Si trovò per la prima volta sul campo di battaglia nel 1887 concorrendo alla costituzione di un Battaglione di Cacciatori d'Africa. Ultima fu la battaglia del Don il 12-17 dicembre 1942 .
Rientrato dalla Russia l'11 maggio 1943 venne sciolto il 12 settembre 1943. La gloriosa bandiera veniva custodita nel Vittoriano.
Il 1° luglio 1958, il Reggimento fu ricostituito ad Imperia con la denominazione di: 89° REGGIMENTO FANTERIA "SALERNO” (C.A.R.)
Dal 1909 al 1930 la sede degli 89°Reggimento di Fanteria fu Genova, dal 1930 al 1943 Ventimiglia e dal 1958 Imperia.
Il motto del Reggimento è: "NON CHIEDO DOVE”
La caserma Bligny, per le stesse ragioni della caserma G.B. Revelli di Arma di Taggia fu costruita nella metà degli anni Trenta come disloccamento della Brigata Salerno, e dal 1958 è sede di attività di addestramento e formazione come Centro Addestramento Reclute (C.A.R.). L’insediamento è costituito da tre edifici con impianto a ‘U’, le ‘Casermette’, e dalla ‘Palazzina Comando. Nella parte sopraelevata dell’area, ci sono la mensa, i servizi ricreativi e i capannoni per il deposito di materiali e mezzi.
La caserma di Savona fu intitolata “Bligny” in onore della Brigata Salerno che partecipò alla seconda battaglia della Marna o battaglia di Bligny sul fronte francese nel 1918, luogo dove maggiormente i soldati italiani del Secondo Corpo d'Armata versarono il loro sangue.
L a sveglia dopo il giuramento
Dopo una giornata di festa e allegria questa mattina, alla sveglia, le reclute sono pigre. Molte scendono lentamente dalla branda tra sbadigli e stirate di braccia. Dopo il secondo avviso di sveglia viene dato l’ordine di disporsi a lato del letto a castello, in posizione di attenti. In sette ignorano il richiamo. Per il più lavativo propongo sette giorni di consegna, per gli altri sei, cinque giorni . Il capitano non ha esitazioni a firmare le punizioni.
Questa rimarrà l’unica punizione inflitta a miei subordinati. In seguito i soldati sotto il mio comando sapranno rispettarmi, comportarsi diligentemente e rapidamente nell’esecuzione degli ordini.
Il primo servizio di ronda
Smetto come sergente di giornata per iniziare il mio primo servizio di capo-ronda. Ordino ai due assistenti di presentarsi sbarbati, con divisa in perfetto ordine e anfibi lucenti. Con passo marziale usciamo dalla caserma, destinazione Savona: io con la pistola Beretta 34 (senza proiettili) al fianco e i miei due rondini con cinturone e baionetta.
Distinazione primaria la Stazione ferroviaria di Savona. Devo prendere nota degli orari dei treni con destinazione Milano. È dai primi giorni di aprile che non torno a casa in licenza. Meglio anticipare i tempi.
29 luglio. Rocca dei Corvi, prove di tiro con il moschetto automatico Beretta (M.A.B.) .
Pochi chilometri percorsi sulla via Aurelia, poi gli autocarri girano a destra reggiungendo il comune di Quiliano. Da qui inizia una marcia di un’ora e dieci su un terreno ripido e sinuoso. Marciamo senza un’attimo di sosta. Con un sottotenente, il sergente maggiore armiere e 30 reclute sono parte della squadra munizionamento che porta le armi e i proiettili. Le reclute faticano e sbuffano. Si danno il cambio ogni dieci minuti. Il sentiero che porta alla Rocca dei Corvi alterna tratti di bosco con altri con dei bei panorami. Il poligono è situato in un luogo denominato il Campo dei Francesi.
Molte reclute hanno timore ad usare il M.A.B. Non impugnato bene, durante il tiro a raffica, l’arma s’impenna pericolosamente specie se la raffica è lunga. Inoltre il secco rumore prodotto dallo scoppio della cartuccia crea un “fischio” fastidioso nelle orecchie.
Il Capitano Antonio Mazzucca mi cerca con lo sguardo e mi invita mostrare alle reclute come si usa l’arma. Niente di meglio. Dopo aver spiegato l’uso del doppio grilletto e che va sfiorato più che premuto perché un secondo di pressione equivale a 10 colpi esplosi e di esercitare la pressione sulla sicura un istante prima e rilasciarla subito dopo aver concluso i tiri. In posizione eretta imbraccio il M.A.B. con un caricatore di 20 colpi ed effettuo una serie di tiri singoli mirati. Senza spostare l’arma dalla spalla proseguo con dei tiri mirati a raffica. Porto l’arma al fianco e svuoto il caricatore. Il capitano mi guarda compiaciuto, le reclute mi guardano con ammirazione. Rapidità e sicurezza nell’uso dell’arma, fino ad oggi lo hanno visto solo nei film. Durante i tiri si capisce che la mia prova non ha cancellato le loro paure.

Spaccato del moschetto automatico Beretta (M.A.B.) con il doppio grilletto per il tiro a raffica (il più vicino al tiratore). (IMG Museo delle Armi Moderne di San Marino)
Foto ricordo durante il servzio di sergente di ispezione, con la pistola Beretta al fianco sinistro e il M.A.B.
27 luglio. Sottufficiale di ispezione.
Con un sottotente di prima nomina con il compito di Ufficiale di picchetto, arrivato due giorni fa alla Bligny presto servizio come sottufficiale di ispezione alla porta centrale. Siamo imbranati tutti e due, ma ce la caviamo bene.
Il mitra Thompson era un'arma di ottima qualità, con una strutura in acciaio e eccessivamente costoso per la funzione che doveva svolgere. Al modello originario del 1921 furono apportate delle piccole modifiche per renderlo maggiormente operativo aggiornando i numerosi particolari che rendevano lunghe e costose le lavorazioni. Era giudicato pesante e goffo ma aveva il pregio di essere sicuro, estremamente potente e garantiva un perfetto funzionamento in qualsiasi situazione ambientale. Superato nelle prestazioni dal nuovo modello di mitra M3. per proprio volere i "commandos" e i paracadutisti continuaro ad usare il Thompson. Fu così che l'ormai la veneranda arma dei gangster di Chicago era ancora in uso nel 1945, alla fine della guerra su tutti i fronti.
Le caratteristiche principali del mitra Thompson erano il grosso calibro 0,45 (11,34 mm) e il ritmo di tiro di 700 colpi al minuto. Era alimentato da un caricatore amovibile da 20 o 30 colpi.
In quegli anni la coppa del mondo era intitolata "Coppa del Mondo Julius Rimet” e andava a titolo definitivo alla squadra che vinceva tre volte il campionato mondiale. Prima dell'inizio della gara erano tre le nazioni che aspiravano alla vittoria finale: l'ITALIA, il BRASILE e l'URUGUAY. L'Italia e il Brasile furono battute nel girone eliminatorio e l'Uruguay ai quarti di finale.
Il 1966 fu anche il primo anno che la competizione adottò una mascotte. WILLIE. Il leone, simbolo del Regno Unito (ma anche della sola Inghilterra), indossa una maglietta con la bandiera britannica e con la scritta “WORLD CUP”.
Willie, fu la prima mascotte di una coppa del mondo e una delle prime in assoluto ad essere abbinata ad un evento sportivo.

Il furto della coppa Rimet. Ottenuto l'incarico di organizzare il Campionato Mondiale la coppa fu esposta a Westminster Central Hall ma il 20 marzo venne rubata. Il ladro, Edward Bletchley, un quarantasettenne disoccupato venne arrestato e tradotto in prigione. Bletchley affermò di essere un semplice esecutore, e che un altro gli aveva dato 500 sterline per rubare la coppa.Tutto si risolse il 27 marzo, quando Pickles (letteralmente 'sottaceto'), un cagnolino senza pedigree di David Corbett (ventisei anni, impiegato in un'agenzia di viaggi) mentre era fuori col suo padrone, ritrovò la coppa avvolta in un giornale sotto una siepe di un giardino della periferia a sud di Londra.

Inghilterra - Germania. Oggi è il giorno della finale dei campionati del mondo di calcio in inghilterra. La vittoria è contesa dagli inglesi, padroni di casa e dai tedeschi. La Germania va in vantaggio al 12' e al 18' con Haller (giocatore del Bologna dal 1962 al 1968 e della Juventus dal 1968 al 1973). Nel finale del secondo tempo gli inglesi segnano una rete al 78' con Peters e pareggiano all'89' con Weber. Nei supplementari al 101' e al 120' segnerà Hurst per la vittoria finale. La prima e (fino ad oggi) la sola coppa del mondo vinta dall'Inghilterra.

Annullo postale World Cup Willie
30 luglio. Ronda a Vado Ligure. Se non riusciamo a prendere il bus dobbiamo percorrere la strada a piedi per raggiungere la località, circa 3 chilometri. Sommando altri 3 per il ritorno in caserma + quelli che percorriamo per il servizio di ronda, il caldo soffocante di questa estate ligure, gli anfibi, la camicia con le maniche lunghe, la cravatta e il berretto con l'aletta rigida anche il più resistente alle fatiche torna a pezzi alla caserma Bligny .
pagina 1
pagina 2
pagina 3
pagina 4
Al rientro conduco la squadra in armeria per la restituzione delle armi. Il sergente maggiore spunta sul registro entrata/uscita/giorno/ora/motivo del servizio/ il modello, la matricola dell'arma e del numero dei colpi sparati. Tra le rastrelliere, armi e gli strumenti per la pulizia su un grande tavolo c'è un'arma che attira la mia attenzione: si tratta del mitra americano Thompson modello M1. L'armiere mi spiega che questa arma come altre, non più in uso o mai usate dal nostro esercito, fanno parte dell'armamento della compagnia ad uso didattico. Ora è impossibilitato a mostrarmele. Deve provvedere immediatamente alla pulizia ordinaria dei M.A.B. utilizzati per le prove di tiro.