di Giorgio Cicardini
2 febbraio.Comando il V° plotone.
Nell'organico della 13^ compagnia manca un ufficiale. Il Capitano Antonio Mazzucca mi nomina comandante del V° plotone e responsabile del munizionamento per le prove di tiro al poligono di tiro Rocca dei Corvi.
Sono in arrivo le nuove reclute e di nuovo sono in servizio in stazione per riceverle e spedirle alla Bligny. È sera quando si ferma un lungo convoglio. Si tratta di un treno speciale per Lourdes. Nessuno si affaccia al finestrino, nessuno scende. I pellegrini recitano il rosario. Nessuno in stazione parla, chi lo fa, lo fa sottovoce.È straziante vedere quanta gente si reca a chiedere grazia alla Madonna. Qualcuno per se stesso, altri per un parente o un amico.

10 febbraio. Gianni Morandi è arrivato a Arma di Taggia.
Pochi prima del pranzo mi informano che c’è una telefonata urgente per me. È un mio amico sergente (del corso A.C.S. di Lecce) che mi comunica che Gianni Morandi è arrivato alla Revelli, e assegnato nel suo plotone.
“Bene” rispondo “ fallo cantare: noi lo facciamo sempre con il giradischi. (La canzone che più ascoltavo era “C’era un ragazzo che come me...” uscita qualche mese addietro).

Sabato 11 febbraio. Festeggiamo il carnevale in una discoteca di Cairo Montenotte.
L'unica maschera che posso portare è l'abito civile. I sergenti e caporali che non possono venire questa sera andranno domani. Per il 14, giorno di carnevale e di S. Valentino nessuno farà nulla se non uscire in libera uscita con qualche nuova fiamma..

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21 luglio 1966 da qui al congedo
Caserma Bligny, Savona
89° Reggimento Fanteria "Salerno” C.A.R. XIII compagnia
Gianni Morandi e la moglie Laura Efrikian in una scena del film "In ginocchio da te”
15 febbraio. Mi reco in maggiorità per firmare l’atto di rinucia a proseguire la ferma militare oltre il periodo obbligatorio (non divento un firmaiolo).

Oggi, 17 febbraio nevica. Sono sergente d’ispezione e dalla finestra del corpo di guardia vedo la neve scendere. Nevica forte e tira vento. Mi sembra di essere in alta montagna. Al mattino si torna in Ligura. Un cielo sereno e un sole splendente fanno sciogliere la neve in poche ore.

Il 26 febbraio, in caserma esplode un’epidemia di influenza. Un terzo della truppa è a letto. Una recluta viene ricoverata d’urgenza all’ospedale civile per menegite. Dicono che è morto. Balle, qualche giorno dopo rientra in caserma che sta meglio di noi, e gli danno anche dei giorni di convalescenza da fare a casa.

8 marzo mattino. Piove. Il lancio delle bombe a mano viene sospeso. Poi torna il sole e il capitano da l’ordine di iniziare l’esercitazione nelle prime ore del pomeriggio. Non è una buona idea, perchè in alcuni punti il fango è mollee alto, L'impatto delle bombe a mano con il terreno non è sufficente a farle espodere. Mentre la compagnia rientra in caserma io e quattro caporali ispezioniamo il terreno alla ricerca delle bombe inesplose.
Individuate segnaliamo il luogo dell'avvistamento con una bandierina rossa infissa nel terreno.
Interviene il sergente maggiore armiere che con sapienza colloca accanto ad ogni bomba a mano un candelotto di tritolo da 33 grammi. Poi provvede a farle esplodere. Non sono i più bei fuochi di artificio che ho visto, ma che casino!!!
Domenica 12 marzo. Una recluta mi invita a trascorre il pomeriggio a Noli, da una zia. È impossibile non andare. È tutto organizzato. Il mio congedo è prossimo e ha organizzato una piccola festa per me. Andiamo con la macchina di Giuliana e con Fiorina. Noli è un piccolo e graziosissimo comune. Mi dicono che è definita la quinta città marinara, dopo Genova, Venezia, Pisa e Amalfi.

Sabato 17 marzo. Il capitano mi dà 2 giorni di licenza per recuperare gli abiti civili, a condizione che il mio abbigliamento militare, a fine servizio lo lascio all’esercito. È un pò una burla perchè il capitano ben sa che gli abiti civili, noi sergenti li avevamo già. Come facevo a fare delle gite in queste bellisime cittadine liguri, fuori distretto militare, senza abiti civili?

22 marzo. Ore 17. Ci stiamo preparando per uscire a festeggiare il nostro congedo. Giuliana ha formato un bel gruppo e organizzato una bella festa quando vengo informato che sono stato comandato per le 18 come sergente di ispezione.
Non ho neppure il tempo di arrabbiarmi che il mio vice-comandante di plotone, sergente Cazzaniga di Monza ha già provveduto a sostituirmi. Tutto è bene quel che finisce bene.

23 marzo 1967, giorno del congedo. Saluto i miei superiori, i miei colleghi, i miei subalterni e le reclute del mio plotone. Il capitano Antonio Mazzucca mi ha fatto un regalo gradito. Ha concesso la licenza pasquale per i 2/3 del plotone, quando di regola la licenza pasquale spetta a 1/3 della truppa.

Tra le reclute del mio plotone ricordo un ragazzo siciliano, della provincia di Catania, che non ha completato la scuola elementare. Ha sempre vissuto con i suoi genitori coltivando campi, parlando solo in dialetto. Si isola e non accetta la compagnia di nessuno. Cerco di avvicinarlo ai suoi commilitoni (a cui ho dato ordine aiutarlo e di non prenderlo in giro, pena l’esclusione dalla licenza di Pasqua). Lo convinco ad iniziare un corso di recupero scolastico. Una sera, attraverso una finestra aperta di una stabile di servizio vedo una maestrina che sta parlando con la recluta catanese. Ha voluto inziare subito i corsi di recupero, anche se al momento non ha ancora ricevuto i libri.
Questo mi ricorda Gavino Ledda, giovane sardo, militare semianalfabeta che diverrà scrittore con il romanzo di successo "Padre Padrone” e i fratelli Taviani realizzeranno un film
Un altro è il figlio di un industriale di Legnano, Mari. Tutte le domeniche mattina arrivava un autista in Mercedes, saliva in macchina verso le 8 del mattino e rientrava prima della mezzanotte. Non ho capito che firmava quelle speciali licenze.
Un terzo era un bravissimo disegnatore veneto, abile e sicuro di sè. Un giorno mi propose di acquistare uno schizzetto su carta che raffigurava una ragazza nuda. Mi chiese 1000 lire, "500" barattai. Coerente con il suo carattere mi rispose che ne valeva 1000. Se Milo Manara ha fatto il C.A.R. alla Bligny...
Il quarto era un cantante napoletano alle prime armi. La sera ci rallegrava con le canzoni della sua regione e con brani italiani di successo. Prima di partire mi regalò un suo disco, autografato.
Vista aerea della città di Savona e saluti dal mare
Ciao a tutti, amici ed amiche per aver passato mesi in piena allegria e per la pazianza che avete avuto nel sopportarmi, un saluto alla caserma Bligny che ha ospitato tantissime persone, dall'umile e operoso conducente di carri agricoli al giovane politico che ha raggiunto un'alta carica istituzionale nel nostro paese. Un saluto all'89° Reggimento di Fanteria "Salerno” che tanto ha dato alla Patria e alla città di Savona, ai suoi abitanti che mi hanno ospitato con amore.
La Caserma Bligny oggi

Autunno 1991. Decine di migliaia di albanesi, lasciarono il loro paese ed approdarono, prevalentemente in Puglia.
La gestione dell’accoglienza in Italia fu caotica dimostrando impreparazione e pressappochismo.
Ad un certo punto fu deciso di “sparpagliare” i profughi albanesi in diverse località della penisola: Savona fu scelta perché in quel momento si stava svuotando la caserma Bligny lasciata libera dall’esercito dopo lo scioglimento dell'89° Reggimento Fanteria "Salerno” C.A.R.
A Savona furono inviati un migliaio di albanesi e fu organizzata l’accoglienza a Legino nell'ex caserma Bligny.
Per la sistemazione dei profughi furono impegnati la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e la Croce Rossa. Fu istituito un ufficio composto da personale della Questura e del Comune per procedere all’identificazione e per il rilascio di documenti provvisori.
L’impatto sulla Città e il contatto con i cittadini fu limitato, in un momento in cui la popolazione del quartiere di Legino stava protestando per la dismissione della caserma: i soldati rappresentavano una fonte di reddito per alcune attività commerciali.
Non vi furono iniziative di integrazione culturale e sociale: si cercò di risolvere l’urgenza sanitaria e linguistica e il “fastidio sociale” formentato dalla Lega fu molto debole. Tra il 1991 ed il 1996, degli oltre 1.000 albanesi arrivati a Savona, in città se ne erano fermati meno di 200 quasi tutti raccolti in nuclei familiari, che si erano mossi sulla base dell’intraprendenza individuale, non rispondendo ad alcun piano di integrazione economica, sociale, culturale. Gli albanesi rimasti, avevano approfittato di un vuoto esistente nell’economia savonese: quello dei lavoratori dell’edilizia, e quello fu il punto di forza perché si realizzasse una permanenza che si è svolta attraverso un processo di “assorbimento” da parte della società savonese.

La caserma non c’è più e al suo posto c’è il campus universitario di Genova, polo di Savona
Il complesso dell'ex Caserma Bligny, fu concessa in comodato perpetuo e gratuito dal 1991-92 all'Università di Genova da parte del Demanio militare.
Il progetto di riqualificazione ha conservato la palazzina comando della caserma integrandola con volumi e spazi di nuova progettazione attraverso ampie aperture vetrate protette da un tetto-brise soleil che copre tutti gli edifici del campus, la ricca vegetazione entra in quelli che erano opachi e sordi edifici, trasformandoli in luoghi di attività e di scambio.

Il progetto del settembre-dicembre 1997 prevedeva la realizzazione del primo lotto per il novembre 1999, il secondo lotto nel dicembre 2000 e il terzo lotto nel novembre 2001.