di Giorgio Cicardini
Ieri sera è stata l’ultima libera uscita con la divisa estiva.
Oggi 7 ottobre 1966 è una giornata bellissima. Il sole è splendente, l’aria trasparente, il cielo azzurro, senza una nube. Con la divisa di panno, ingombrante e pesante sono in stazione ad aspettare le nuove reclute. Come scendono dal treno le riconosciamo subito. Sembra che abbiano un timbro sulla fronte. Sono incerte, spaesate, con lo sguardo cercano qualcuno che le indirizzi al posto giusto. Le becchiamo al volo e via su un automezzo per la caserma Bligny.
3 novembre. È una giornata bruttissima, Siamo al campo di Educazione Fisica, il freddo è pungente e il vento ci taglia il viso a fette. Sopra la camicia abbiamo solo un maglioncino di lana e le scarpe ginniche sono talmente leggere che abbiamo i piedi ghiacciati. Non bastasse, ci si mette il cielo a completare l’opera, rovesciandoci addosso una violentissima pioggia ghiacciata .
4 novembre. Nuova scocciatura, La caserma è aperta ai civili. Passo quattro ore, in piedi con una squadra di sorveglianza per evitare che i civili entrino in Maggiorità (Palazzina Comando) o passino per luoghi interdetti.
6 novembre. Alle 16,30 Giuliana mi aspetta in fondo alla via Cadorna, con la sua Fiat 850. Dobbiamo andare alla Standa per comprare un paio di guanti in pelle (2.000 lire) e un cinturino per l’orologio (350 lire). Poi un geleto e via a vedere il film “La caccia” con Marlon Brando.
7 novembre. Viene diramata la disposizione urgente per tutti i militari provenienti dalle regioni Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Da subito dispongono di una licenza straordinaria di 10 giorni + il viaggio a causa delle alluvioni del 4 novembre.
13 ottobre. Nel pomeriggio siamo attesi a Imperia dal colonnello Benzi, comandante del reggimento, l’ammazza A.C.S., imparentato con il diavolo. Ci vuole conoscere e interrogare. Attenti! ne va della nostra promozione .
È con grande piacere che incontro i miei amici. Ci abbracciamo, pacche sulle spalle, “ma che ci fai tu qui...”
È commovente ritrovarsi di nuovo tutti insieme, vedere che stiamo bene e siamo in forma.
Il mio capitano mi guarda e mi sorride o meglio sghignazza. “che vuole questo? mi chiedo.” “Il primo sei tu” mi dice.
L’attesa per l’incontro con il colonnello si fa lunga. Questo mi rilassa.
Con il capitano Mazzucca alla mia destra, mi qualifico: caporale maggiore A.C.S. Cicardini Giorgio....
Sulla grande scrivania in noce del colonnello ci sono le cartellette di ognuno di noi. Alle sue spalle in una bacheca di vetro c’è la gloriosa bandiera dell’89° Reggimento Fanteria.
Rispondo alle domande del colonnello con sicurezza, energia, con voce sicura, forte.
Prima di salire sull’automezzo che ci riporta in caserma il capitano Mazzucca ci urla; ”Muovetevi, dobbiamo tornare a Savona, che razza di sergenti siete?!
Il ritorno è festoso. Riusciamo a farci fare un permesso di libera uscita per tutti fino alle 23,30. Trascorriamo la serata al ristorante “Il cacciatore”. Mangiamo come dei buoi e beviamo come delle idrovore. 10 commensali, dieci bottiglie di vino Lambrusco di Sorbara. Il proprietario del ristorante offre l’undicesima bottiglia per il brindisi finale.
Il primo novembre è una giornata bellissima. Con Giuliana siamo di fronte alla fortezza del Priamar. Da una lapide apprendiamo che vi fu richiuso Giuseppe Mazzini. Chiediamo se il complesso è visitabile. “Sì” ci dicono “solo in certi giorni dell’anno. La fortezza è mal messa e i visitatori devono seguire la guida lungo un percorso obbligato.
Trascorriamo il pomeriggio passeggiando per Savona. Sorseggiamo il thè con i pasticcini in un bellissimo caffé di via Manzoni.

Sono nominato vice-comandante del V° plotone. La mia squadra è composta da 20 uomini provenienti: 7 dal distretto di Monza, 5 di Palermo, 2 di Genova, 1 di Catanzaro, 1 di Torino, 1 di Pisa, 1 di Cagliari. 1 di Napoli e 1 Macerata.
Sono tutti ragazzi attenti e ligi al dovere di soldato. Non si fanno ridire una seconda volta lo stesso ordine. Con loro mangio, rido, gioco, parlo da amico. Quando la sera sono di servizio e non posso uscire trascorriamo le serate giocando a carte, guardando la TV, raccontando avvenimenti e storie delle loro terre, o al cinema (50 lire). A volte sono le stesse reclute che organizzano piccoli spettacoli teatrali, imitazioni, magie o brevi commedie.
Tra loro ci sono due gemelli di famiglia genovese che abitano da dieci anni a S.Francisco (U.S.A.) Hanno scelto di fare il militare in Italia per evitare l’arruolamento nell’esercito degli Stati Uniti, dove il servizio militare dura tre anni e, sicuramente destinati per due anni in Viet-Nam. Con questa scelta non otterranno mai la cittadinanza americana.
Con loro, per quanto possibile, parlo in inglese. Dicono che ho una buona pronuncia e che so leggere bene gli articoli delle riviste che ricevono dai loro genitori.
Cartolina reggimentale inviata alla famiglia e informava della raggiunta destinazione e appartenenza al corpo.
"Nelle carceri di questa fortezza GIUSEPPE MAZZINI imprigionato da Carlo Felice di Savoia Preparò la giovane Italia. 1831”
La fortezza del Priamar, imponente struttura, costruita nel 1542 su un promontorio che porta lo stesso nome, punto di difesa da attacchi dal mare.
18 novembre. Si avvicina il giorno del giuramento. Le reclute hanno fatto tutto quel che c’era da fare: addestramento formale, addestramento al combattimento, addestramento notturno, prove di tiro a Rocca dei Corvi con il fucile Garand, l’MB59 F.A.L., con il moschetto automatico M.A.B., la mitragliatrice MG 42/59, il lancio delle bombe a mano, servizi di pulizia alle camerate, alla mensa.... Non fumo, ma mi hanno regalato una pipa con tutti gli accessori, non fumo ma mi hanno regalato un accendino Colibrì, che penso sia costato non poco. Non parliamo di quante cene mi hanno offerto. A volte da soli a volte con Giuliana e qualche sua amica.
Quando nei primi giorni di dicembre le reclute partiranno per le località di destinazione inizierà il C.A.R. prolungato, poi seguirà la licenza di di Natale, Capodanno, l’Epifania e la licenza ordinaria di 10 giorni + il viaggio. Benissimo!!!
Immagini da fonte web
L’alluvione del del 4 novembre 1966 avvenuta nelle prime ore del giorno in seguito di un'eccezionale ondata di maltempo, fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti in Italia, e causò forti danni in gran parte della Toscana e più in generale tutto il paese.
L' alluvione colpì il centro storico di Firenze e l'intero bacino dell'Arno. Furono sommersi dalla acque anche diversi quartieri periferici; strariparono anche il fiume Sieve, Bisenzio e tutti i torrenti e fossi minori. Dopo il disastro, le campagne rimasero allagate per giorni. La devastante alluvione causò lo straripamento del fiume Ombrone, colpendo gran parte della piana della Maremma e sommergendo completamente la città di Grosseto.
Nel frattempo, altre zone d'Italia vennero devastate dall'ondata di maltempo: Venezia fu quasi completamente sommersa da una delle più alte maree a memoria d'uomo, nel Veneto i fiumi Piave, Brenta e il Livenza, strariparono, e ampie zone del Polesine furono allagate; in Friuli, l'esondazione del Tagliamento coinvolse ampie zone e comuni del suo basso corso, come Latisana. In Trentino, la città di Trento fu investita pesantemente dallo straripamento dell'Adige.
20 Novembre, da oggi sono Sergente. Riceverò i gradi d’oro il 7 dicembre, ma da oggi ho diritto allo stipendio di 2.500 lire al giorno. È quel che serve. Trasferiscono le nostre brande in una stanza separata dalla truppa. Abbiamo maggior spazio per riporre le nostre cose. Avremo la camera sottufficiali quando gli altri andranno in congedo.

21 novembre. Il maresciallo Quadrelli ha sempre qualcosa da farmi fare e da dirmi: oggi mi parla di arredamento, architettura e colori. Insisto per sapere quel che è successo al nostro reggimento nella battaglia del DON del dicembre 1942.
30 novembre. Giorno del giuramento delle reclute. Durante il mio periodo alla caserma Bligny alla 14 compagnia c'è una recluta che è un amico dai tempi dell’oratorio: Adriano De Micheli. Abbiamo passato delle belle serate insieme e con piacere incontro sua madre. Inevitabilmente mi invitano per la cena.
5 dicembre. All’incontro con Giuliana mi presento con dei piccoli fiori che ho raccolto sulla collinetta dove facciamo addestramento. Per quanto piccoli e brutti alle donne i fiori piacciono sempre.
6 dicembre. Suona il Silenzio. Per molti è l’ultima notte in caserma. Domani partiranno per i reggimenti operativi.
Sono riuscito a farmi assegnare l’incarico di accompagnare le reclute alla caserma Nacci di Lecce: La scusa è che avendo trascorso 5 mesi di scuola alla Trizio (che dista 200 metri) mi sembra naturale che il compito spetti a me. La verità è che voglio tornare a casa di frodo per un paio di giorni. Tutto calcolato. Con quattro giorni e una notte a disposizione ce la faccio
Mercoledì 7 mattina: ricevo i gradi di sergente.
Mercoledì 7 sera. Partenza in treno per accompagnare le reclute a Lecce. Rientro alla caserma Bligny per il giorno 11 sera alle ore 24.00.
Venedì mattina alle 4 siamo a Lecce. In mattinata vado alla Trizio. Non c'è nessuno dei miei vecchi comandanti, sono tutti in licenza o in permesso: il prossimo corso A.U.C./A.C.S. inizia in gennaio.
Ore 12: Stazione ferroviaria di Lecce. Sono in attesa del treno per Genova, tratta Bari-Bologna che parte alle 16. Vai. Verso le cinque del mattino di sabato scendo a Voghera per prendere la coincidenza per Milano stazione centrale. Poi il tram e in un batter d'ali sono alla stazione Cadorna delle Ferrovie Nord Milano. Treno per Saronno e alle nove del mattino sono a casa. Il mio programma è stato completato.
Per questa trasferta riceverò un buono di 12.000 lire. Meglio di così!!!
Campo di addestramento Madonna del Monte con ampia vista su Savona e mare.

In mattinata ci viene consegnata la camera dei sergenti. Letto a rete, materasso e cuscino in lana, lenzuola in cotone leggero, armadietto, tavolino, due sedie, lampada da tavolo, il pupazzo di Calimero, nero, nero, nero, e un giradischi a pile, proprietà di un caporale, con una quarantina di 45 giri.
Il maresciallo pagatore mi consegna i soldi degli arretrati del mio stipendio da sergente: 40.500 lire.
La sera stessa corro a comprare una cinghia in cuoio per i pantaloni (2.300 lire) e un paio di scarpe nere, leggermente lavorate (8.000 lire)
16 dicembre. Il congedo dell'ultimo scaglione 1965. Sul pennone, al posto della bandiera italiana, questa mattina ci sono delle mutante tipo naja, imbragate in modo che siano belle tese con la scritta È FINITA. Ora le mutande sono nella nostra cameretta insieme ad una stecca a forma di lancia, tutta colorata, con intagliata la scritta “È finita”. È la famosa stecca che militarmente sancisce il passaggio dai congedati ai nuovi “veci” e che domani daremo ai graduati del primo scaglione 1966.
23 dicembre pomeriggio. Parto per la licenza Natalizia. Rientro il giorno 29.
Alla stazione centrale di Milano c’è ad aspettarmi zia Arnalda. Mi fa gli auguri di Buone Feste regalandomi un borsellino in pelle. Contiene 15.000 lire.
Con me ci sono i sergenti Riboldi e Donghi. A Genova, in attesa del treno per Savona, per ingannare il tempo gironzoliamo per le vie frequentate da balordi e prostitute (via Prà?) soffermandoci nei bar a bere caffè e cicchetto.
31 dicembre 1966. Ultimo giorno dell’anno. Bella serata a casa di Giuliana, con una piccola festa e cena tra amici e amiche. Poi al porto vecchio di Savona per i festeggiamenti collettivi. Viva il 1967!!!

La sera esco per l’addestramento notturno. Che serata!! Ci stendiamo sul prato a guardare il cielo e a parlare della nostra vita da civili e dei nostri progetti e delle avventure presenti e passate. C’è un leggero vento caldo che riscalda corpo e anima. È così rilassante che a malincuore, alle 23.30, rientramo in caserma. Domani mattina alle 7,30 dobbiamo andare a Rocca dei Corvi.
21 luglio 1966 da qui al congedo
Caserma Bligny, Savona
89° Reggimento Fanteria "Salerno” C.A.R. XIII compagnia
Immagini prima delle lezioni, sulle armi, in aula. Con fucile Wincester + baionetta e F.A.L. BM59
Il Picchetto d'onore.
Ricevo l’incarico di preparare il picchetto d’onore per la nomina del generale Cassone a nuovo comandante della zona Nord-Ovest che avverrà sabato 7 gennaio a Torino. Arriva il colonnello comandante dell’89° reggimento per valutare la preparazione del picchetto d’onore e per fare gli ultimi aggiustamenti. C’è chi vuole che si faccia così, chi vuole si faccia cosà. Quasi se le menano e io lì in mezzo a guardare.
Il comando del picchetto spetta ad un sottotenente. Il capitano Mazzucca mi incarica di scegliere l’ufficiale comandante. La mia scelta cade su un ufficiale di Torino: ma ad una condizione. Dovrà mostrarmi tutti i luoghi di maggior interesse turistico.
La sera stessa del nostro arrivo a Torino il sottotenente mi carica sulla sua cinquecento e inizia a mostrarmi la città: questo è il Valentino, questo è il palazzo Reale, questa è la sede della Juventus. questo è il ponte... quella che si vede là in alto sul monte è la Basilica di Superga ... questa è la Torre Antonelliana ... Se mi dava le cartoline di Torino o le diapositive della città che vendono in stazione era meglio.
14 gennaio 1967. Inizia la licenza ordinaria di 10 giorni + 2 di viaggio
25 gennaio. Alla stazione centale di Milano, Riboldi mi sta aspettando. Da quando ho lasciato Saronno ho dei disturbi. A volte ho caldo altre volte freddo e mal di testa. Il diretto per Genova parte alle 22,10 con arrivo alle 0.25. L’accelerato per Savona parte alle 1,42. Sono fuori giri, sento che ho la febbre. Il treno della 1,42 è stato soppresso per lavori sulla linea e sostituito con il servizio pulmann Genova - Arenzano. Colpo da K.O. Nell’attesa mi stendo su una panchina della sala d’aspetto della stazione Porta Principe, scosso da brividi. Arrivo a Savona all 3,30 e a fatica raggiungo la caserma Bligny.
Alle 8.30 arriva il maresciallo Quadrelli per constatare il mio stato di salute. Mi guarda, mi tocca la fronte e il polso. Destinazione immediata: l’infermeria. Si comincia con una puntura di pellicellina, 3 supposte al giorno, e pillole di vitamina C.
L’effetto è immediato e in breve riprendo le forze, A sera, mentre ascolto alla radio il Festival di Sanremo, il cuoco della mensa sottufficiali mi porta una cena leggera ma gustosa.
Il mattino seguente, il giornale radio diffonde la notizia del suicidio del cantante Luigi Tenco. Personalmente non ho capito come un cantautore del suo livello abbia potuto gareggiare al Festival di Sanremo, perché sia stato preso dallo sconforto per l’eliminazione dalla gara al punto di suicidarsi. Si sa che chi sia piazza agli ultimi posti della canzone del Festival di Sanremo risulterà il più gradito al pubblico. Sulla sua morte si parlerà molto e si scriveranno moltissimi articoli, anche a distanza di 40 anni da quel infausto giorno.

Cartoline acquistate a Torino nel gennaio 1967: Piazza Castello e il Po con, sullo sfondo, la collina dei Capuccini.
La basilica di Superga e il castello del Valentino

Il 31 gennaio torniamo a Imperia per il Giuramento. Sì quando si diventa sottufficiali, di fronte al colonnello comandante del reggimento e alla bandiera si deve giurare di nuovo fedeltà alla Patria.
Lo stadio comunale del Savona Calcio (nel 1966 il Savona giocava in serie B) sorge di fronte alla caserma Bligny. Nel vederci continuamente passare, il magazziniere della squadra ci conosce tutti. Il primo approccio lo avevo avuto, ai primi giorni di settembre quando allo stadio Comunale si giocò la partita di Coppa Italia Savona- Juventus vinta dalla Juve per 1 a 0 con rete di DePaoli nei minuti supplementari.
Oggi si gioca la partita amichevole Savona - Lugano vinta dai padroni di casa per 4 a 1.
Mi viene permesso di assistere agli allenamenti e qualche volta mi diletto a scherzare con i giocatori con qualche dribling (e a raccattare la palla). Tra questi ci sono due ventenni, dei bei tipetti. Il piccoletto è un mediano di nome Giuseppe Furino (vincerà 8 scudetti con la Juventus) e l’altro lungo e magro, arrivato a novembre, in prestito dal Milan, è Pierino Prati (vincitore di Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale, due Coppe Italia, uno scudetto con il Milan e Campione d’europa nel 1968). Inoltre c'è un attaccante scatenato: Glauco Gilardoni (Lecce, Lecco, Napoli, Genoa, Savona, Brescia, Padova). C’è anche un vecchietto che si distingue per capacità ed esperienza: si tratta di Eugenio Fascetti (Bologna, Juventus, Messina, Lazio, Lecco, Savona, Viareggio). Prati e Gilardoni a fine stagione saranno capocannonieri con 15 reti a testa. Con tutta questa crema, il Savona finirà in serie C.
Giuseppe Furino, Pierino (la peste) Prati, lo scudetto del Savona Calcio e Eugenio Facchetti. Nessuna foto di Glauco Gilardoni. IMG fonte web.
Non disponendo di immagini invierò una mail alla ditta Panini richedendo i file di questi quattro giocatori con la maglia del Savona,