89° Reggimento Fanteria "Salerno”
L'89° reggimento nella battaglia del Don
L’89° reggimento di Fanteria, (inquadrato nella divisione Cosseria) partì con numerose tradotte da Ventimiglia dal 15 giuno al 10 luglio 1942.
Dopo un viaggio di 15 giorni e altri 5 di marcia il reggimento si posizionò sulla sponda del fiume Don in una zona a sud dell’ansa di Werkmamon. Successivamente l’intera divisone Cosseria si spostò nel tratto di fronte fra Nowo Katilina sino ad ovest dell’ansa di Werkemamon.
La posizione difensiva era così disposta; il II battaglione dell’89° a sinistra (Nowo Kalitwa-Korciani) il I/89° a destra in prima linea, il III/89° di rincalzo. A destra il 90° reggimento fanteria, un reggimento tedesco e la divisione Ravenna a difesa dell’ansa di Werkmamon




In una lettera del 14 novembre 1942, il comandante della 9^ compagnia scriveva alla moglie quattro pagine fitte, rassicurandola sullo stato di salute e sul mangiare. "Qualche giorno or sono” scrive "ho comprato allo spaccio una scatola di sardine all'olio di 4 chili e una scatola di tonno da 2 chili” Inoltre gli chiede di non mandargli più il cioccolato perchè ogni tanto giù alla mensa ne avanza qualche tavoletta. Quello che più ha bisogno è del pellame di coniglio da infilare nelle scarpe perchè due paia di calze di lana non bastano a tenere i piedi al caldo. Infine allega una fotografia scattata, da un carissimo collega. a Ventimiglia 7 luglio 1942, giorno della partenza per la Russia.
Fino a dicembre inoltrato sulle rive del placido Don la situazione era acettabile. Si sussuguivano delle sparatorie con armi portatili, qualche tiro di artiglieria e colpi di mano notturni da una parte e dall’altra (alle ore quindici si faceva buio; la luce del giorno durava solo otto ore).
Nella prima decade di dicembre le azioni offensive dei russi si facevano più frequenti ed accanite fino a rendersi conto che stavano preparando un’offensiva vera e propria.
Un attacco condotto dai russi con notevoli forze contro il I/90° costò la vita al comandante del battaglione e ai quattro comandanti di compagnia, morirono molti ufficiali subalterni e militari di truppa. Per ristabilire la situazione fu impiegato il III/89° fanteria che respinse il nemico.
II CORPO D'ARMATA
La Divisione di fanteria Cosseria, era formata dai reggimenti di fanteria 89° e 90° Salerno ed il 108° reggimento artiglieria divisionale, rinforzata dal 318° reggimento granatieri tedesco (3 battaglioni).
La Divisione di fanteria Ravenna, era formata dai reggimenti di fanteria 38° e 37° Ravenna ed il 121° reggimento artiglieria divisionale, rinforzata da 3 compagnie controcarro tedesche (22 pezzi in totale).
Il Corpo d'Armata comprendeva anche :
• Il battaglione guastatori;
• 2° raggruppamento artiglieria di Corpo d'Armata;
• raggruppamento cc.nn. 23 Marzo;
e gli erano stati assegnati in rinforzo:
• III gruppo del 201° reggimento artiglieria motorizzato controcarro;
• XXXI gruppo cannoni da 149/40 del 9° raggruppamento artiglieria d'Armata;
• 101° compagnia genio-traghettarori.
In totale:
• 20 battaglioni fucilieri;
• 33 batterie con 132 bocche da fuoco d'artiglieria;
• nessun mezzo corazzato.
Il 12 dicembre 1942 alle 5,30 ebbe inizio la grande offensiva russa con largo impiego di uomini, armi carri armati e aerei. I sovietici riuscirono a realizzare una azione di sorpresa in un periodo invernale, che i tedeschi nelle loro previsioni avevano scartato, attaccando il punto più favorevole dopo aver quasi sguarnito del tutto il resto della linea del Don.
L'ampiezza del settore da difendere, 270 km da Kamilschova a Vescenskaja, era eccessiva. L'ottava armata poteva schierare in media una Divisione ogni 30 km di fronte, mentre il settore del II Corpo d'Armata (Divisioni Cosseria e Ravenna), prescelto dai sovietici per l'attacco, aveva un'ampiezza persino superiore ai 60 km. La dottrina militare italiana dell'epoca, stabiliva in 3-5 km il settore da affidare alla difesa di una Divisione di fanteria. Basta guardare la cartina per capire in quali difficili condizioni il II Corpo d'Armata abbia affrontato la battaglia.






Divisioni italiane sulla linea del Don e la disparità di forze tra il II° Corpo d'Armata Italiano e le forze attaccanti russe;
(nome in codice della battaglia: Piccolo Saturno),
L'attacco violentissimo, preceduto da azioni di bombardamento intense e micidiali, travolse alcune postazioni del II/89° fanteria. Sopraggiunsero gruppi di rinforzo che ristabilirono la situazione della linea del fronte. Verso le ore 21 un contrattaco condotto dalle forze russe contro l'11^ compagnia fu respinto e disperso. Da quel momento ci furono attacchi e contrattacchi condotti dai superstiti del II/89° e III/89°. Durante la notte del 13 e 14 dicembre si svolsero aspri combattimenti durante i quali, in un contrattacco, il comandante del Reggimento Paolo Maggio riunì tutti i soldati che potè, cucinieri e gli autisti compresi, e più volte andò all'assalto delle forze russe cadendo ferito a morte. Con lui il suo aiutante in seconda, e molti ufficiali e militari di truppa.
Nel corso del giorno 15 e della notte del giorno 15 e 16 crollò la resistenza del I° battaglione. I resti del reggimento si raggupparono alla periferia di Nowo Kalitwa e formarono un caposaldo con l'ordine di resistere ad oltranza e di non arretrare a prezzo della vita. Mentre gli ultimi caposaldi combattevano sul Don era già caduta Zapcovo sede del Secondo Corpo d'Arnata, venti chilometri più addietro della linea del fronte. I giorni di 17, 18 e 19 furono giorni di lotta assiedati da in nemico inarrestabile. Momenti di sangue e di morte.
Nel pomeriggio del giorno 19 dicembre il caposaldo di Nowo Kalitwa si spostò a quota 196 dove giungeva il battaglione Cividale della divisione Cuneense che dava il cambio ai resti dell'89° reggimento. Il tramonto era insolitamente rosso quando i superstiti del reggimento mossero i primi passi della lunga ritirata.
Nella battaglia del Don la Divisione Cosseria, che si ritirò un mese prima del corpo alpino, ebbe 1273 morti, tutti sulla linea di combattimento
Il II° coprpo d'armata aveva inflitto alle 10 Divisioni di fanteria sovietiche di 1^ linea perdite così gravi da non essere in grado di assolvere il loro compito offensivo, senza l'impiego dei 754 carri armati delle unità corazzate e motorizzate concentrate sullo stesso fronte.
La totale mancaza di riserve, dopo l'allontanamento delle Divioni tedesche 294^, 22^ corazzata e 62^ rese inevitabile la profonda penetrazione delle unità corazzate sovietiche e l'avvolgimento dell'ala destra dell'VIII° Corpo d'Armata Italiano.
Caro Cicardini, tanto si è scritto e tanto si è detto dell'eroismo del nostro Corpo Alpino nella avventurosae dolorosa ritirata di Russia e se ne parlerà ancora per decine di anni. Chissà se domani, ad uno storico verrà in mente di riesaminare la storia dell'ARMIR e di descrivere le gesta eroiche del II° Corpo d'Armata che da solo affrontò preponderanti forze russe, soppraffatto solo per la carenza di armi, cibo e vestiario. A nulla poterono fanti e mitraglieri a cui si inceppavano le armi per il freddo e le bombe a mano a percussione che non esplodevano sulle neve o lo sbarramento dei campi minati che il ghiacco aveva bonificato. Oltre le forze russe i nostri soldati avevo nemici imbattibili come il gelo e il vento. Gli unici amici erano i commilitoni che soffrivano le stesse pene, i topi e i pidocchi ben accasati nei caposaldi (un caposaldo era composto da 40 uomini o meno) distanti anche un chilometro uno dall'altro. Una vera linea gruviera .