
Il gioiello, essenza della nostra vanità, dall’alto valore simbolico è l’oggetto più adatto per sugellare, come dono offerto o ricevuto, un’amicizia, un pegno d’amore, di buona fortuna, ricchezza e potenza. E più un gioiello è prezioso e antico, più è avvolto da quel particolare fascino, tipico di un talismano, che nessun altro oggetto, benché raro e prezioso, possiede.
Nell’antichità, la società più evoluta mise in rapporto i sette metalli con i sette corpi celesti conosciuti che ruotano attorno alla terra.
A Saturno, che viaggia lentamente nel cielo venne associato il piombo, a Venere l’elegante rame, a Giove lo stagno splendente, all’inquieto Mercurio l’ononimo metallo liquido e al bellicoso Marte il duro ferro che si usava per forgiare le armi. Così la Luna dagli armoniosi riflessi all’argento e l’oro al Sole.
Così ogni epoca e ogni civiltà ha prodotto monili che sono stati caratteristici fino a far diventare il gioiello il massimo dell’ornamento stesso concentrando in sé il concetto di preziosità.

Un piccolo anello, pegno d’amore, in oro, rosa in porcellana decorata con incastonato un diamante.
Anello con teste di serpente. Pompei. I secolo d.C.
Museo Nazionale di Napoli
Spilla a stella. XIV secolo
Museo di Castelvecchio. Verona
Medaglione di Isabella d’Este. 1495
Vienna. Kunsthistorisches Museum
Lo stile dei gioielli sono tipici di un’epoca, della cultura del paese in cui è stato prodotto, dalla genialità dell’artista o della scuola di appartenenza. La civiltà medioevale ebbe una prevalenza nella produzione di gioielleria sacra, nel periodo gotico si perfezionò la tecnica degli smalti e un’incremento nella gioielleria profana, nel 1400-1500 la gioielleria ricevette un nuovo impulso come ornamento personale. Si passò alla bizzarra fantasia del Manierismo e del Barocco al leggiadro Rococò con un ritorno, dopo la metà del settecento alla sobrietà del neoclassico. Con la grandiosità dell’Impero napoleonico tornanarono in auge i cammei, i medaglioni. le gemme incise, le tecniche della filigrana e la granulazione.
La corona ferrea è la massima espressione della potenza temporale e spirituale. Fu usata dai re longobardi, da Carlo Magno (che la ricevette nel 775) e successivamente per incoronazione dei re d’Italia. L’ultima incoronazione, la più famosa è quella di Napoleone Bonaparte, che si incoronò da solo nel 1805 nel Duomo di Milano pronunciando la storica frase: “Dio me l’ha data e guai a chi me la toglie”.
Il prezioso cimelio di 15 centimetri di diametro e 5,5 di altezza (troppo piccola per essere portata sul capo) in lega d’argento e oro è composta di sei placche legate fra loro, e adornata di ventisei rose d'oro a sbalzo, ventidue gemme di vari colori e ventiquattro gioielli a smalto.
La lamina circolare che tradizionalmente si identifica con il Sacro Chiodo, uno dei chiodi della crocefissazione di Cristo, corre lungo la faccia interna delle sei placche.
Ma bisogna aspettare tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento per avere un movimento veramente innovativo: l’Art Nouveau, dove l’accostamento di materiali nuovi, non più esclusivamente preziosi (avorio, ambra, madreperla, rame...) con nuovi soggetti, forme e linee che rappesentano animali, motivi floreali e figure femminili dal corpo morbido e sinuoso creano una rottura con la gioielleria classica. Questo stile sarà seguito, a partire dagli anni venti, da un’altra corrente di spiccata creatività: l’Art Decò che puntò su forme geometriche e sul contrasto dei colori, con l’accostamento di materiali inusuali come (ottone nichelato, vetro, bachelite ...) spesso sviluppate su superfici piane.